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Luci ed ombre per l' export brasiliano

ex-impLa Camera di Commercio ha partecipato la scorsa settimana al Workshop intitolato “ Performance e prassi doganale nell'esportazione”. 

I numerosi partecipanti all'evento, che si è tenuto presso l'auditorium della Federazione delle Industrie dello Stato del Cearà, hanno potuto seguire l'interessante e competente trattazione effettuata dal Prof. Sergio Pereira, un professionista di commercio com l'estero e che da più di 20 anni presta consulenze per alcune fra le più importanti imprese brasiliane attuanti sugli scenari internazionali. Ciò che è emerso è un quadro nebuloso della situazione dell' export brasiliano da cui comunque, come lato positivo, spicca la grande possibilità di crescita che il settore potrebbe avere, soddisfatti determinati requisiti. Fra i nodi più intricati, troviamo i dati sull' aumento dell'export di materie prime e la grande diminuizione di export di prodotti lavorati. Ció potrebbe, a prima vista e superficilamente sembrare innocuo per l'analisi economica del comparto ma, considerando gli effetti, vediamo che il valore in “peso” delle esportazioni si è mantenuto stabile solo ed esclusivamente per l' aumento di richiesta dall' estero delle principali commodities brasiliane, ossia minerale di ferro e soia, che hanno controbilanciato le perdite di ordinativi di prodotti lavorati. In soldoni, molte imprese brasiliane hanno prodotto meno per l'export e si sono accontentate del mercato interno il quale, come molti sanno, è insidioso, essendo influenzato e drogato da provvedimenti politici ed economici su scala regionale, non essendo diversificato ed essendo facilmente propenso ad accettare prodotti di livello medio e di scarsa qualità, al contrario dei mercati esteri i quali richiedono sempre di più prodotti innovativi e di buona fattura. Insomma l'industria nazionale si avvita su se stessa com una produzione che raramente riesce a competere com i prodotti stranieri, soprattutto cinesi, sia per prezzi che per qualità. Gli impresari brasiliani hanno scarsa propensione al rischio indotto dalla ricerca e dalla vendita su nuovi mercati stranieri e dalla relativa complicazione portata dall'aspetto burocratico dell'export; si aggiunga che le piccole e medie imprese non hanno propensione all'esportazione e che numericamente solo le grandi o medio-grandi che “dominano” questo settore. Eppure ci sarebbero notevoli vantaggi: linee di credito per esportatori, con interessi internazionali, giacciono inutilizzate nelle banche, incentivi fiscali in termini di compensazione d'imposta, clientela maggiore e migliore, poca variazione stagionale ecc. Fra i problemi che gli industriale indicano come responsabili del mancato sviluppo delle esportazioni, risulta al primo posto la pessima condizione dei trasporti e delle infrastrutture come porti ed aeroporti. Il Brasile occupa gli ultimi posti nella speciale classifica che giudica la qualità delle aree portuali. Lenti, pochi, piccoli e sorpassati, i porti brasiliani non riescono a smaltire la grande produzione che il Paese è in grado di generare; un dato su tutti fa riflettere: la movimentazione annuale di Santos, maggior porto brasiliano, si attesta sui 2,8 milioni di TEUs annuali mentre Honk Kong e Singapore superano i 30 milioni! Intere aree geografiche non dispongono di porti in grado di far fronte alle necessità regionali ed affrontano, come è il caso del Nord, il costo accessorio di trasporto stradale fino ai porti del centro-sud. La politica degli anni cinquanta e sessanta di privilegiare il trasporto su strada e non quello su rotaia, ha determinato costi altissimi di gestione della maglia viaria e ridotto le strade, salvo i casi in cui le stesse sono state cedute ai privati, a veri percorsi di guerra. Tutto ció contribuisce a determinare la bassa partecipazione brasiliana in termini percentuali nel commercio mondiale che è di poco superiore all'1%. Ottimisticamente esiste peró un grande potenziale di crescita. Cina e India vedono nell' agricoltura brasiliana il granaio in grado di sfamare miliardi di persone; le industrie locali, com l'apporto di know-how e di capitali stranieri, mostrano un certo miglioramento nella qualità; grandi progetti di espansione e di creazione di nuovi bacini portuali come Pecèm, Suape, São Luis, potranno presto migliorare la situazione logistica. La costruzione di nuove ferrovie, come la Transnordestina, e l'adeguamento delle poche ancora esistenti porterà ad una diminuizione dei costi di spedizione in determinate aree geografiche. Molto esiste ancora da fare e la crescità del Paese dipenderà sempre di più da Governi, Federali e Statali, che lascino da parte logiche superate e di parte e che affrontino, com una seria visione imprenditoriale, questa che si presenta come una possibilità única che il Brasile ed il suo popolo non possono perdere.

Direzione C.C.I.N

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